Bimbo che piange al gran premio


bimbo che piange al gran premio

Il forte si mesce col vinto nemico, col novo signore rimane l'antico; l'un popolo e l'altro sul collo vi sta.
Ed ora perdenti, si torcon sperando Qual pezzi di merda ch'ancora fumando Da tutte le parti vorranno aggredir.Che sono arcistufi dantichi sentier Sospendon le feste, ormai son furiosi Sospendono gli ozi, son pronti e grintosi Son giovani e vecchi novelli guerrier.Il popolo infine, il suo malcontento Col voto lesprime, se pure levento è ancor difficile da stabilir Udite!Allocchi gasparri, musei delle cere I glutei carfagni, le sante criniere Canotti labiali di santancheffar E quivi gli sgarbi dallostica faccia Le urla sbracate di pessima taccia I poveri cristi da far azzittar.Quei forti che tengono il campo, che ai vostri tiranni precludon lo scampo, son giunti da lunge, per aspri freccia sconti sentier: sospeser le gioie dei prandi festosi, assursero in fretta dai blandi riposi, chiamati repente da squillo guerrier.( Cristina Bove ).
Sarete affossati, col culo per terra è tempo dagire, faremo la guerra A suon di pace, la legge in cor Per valli e monti, per giorni e notti Saremo desti, fuori i corrotti Vogliamo leggi dogni decor.Coro atto terzo "Da gli atrii muscosi " dell Adelchi da gli atrii muscosi, dai fori cadenti dai boschi, dall'arse fucine stridenti dal solchi bagnati di servo sudor, un volgo disperso repente si desta; intende l'orecchio, solleva la testa, percosso da novo crescente romor.E il premio sperato, promesso a quei forti, sarebbe, o delusi, rivolger le sorti, d'un volgo straniero por fine al dolor?E sopra fuggenti, con avido brando quai cani disciolti, correndo, frugando, da ritta, da manca, guerrieri venir: li vede, e rapito d'ignoto contento, con l'agile speme precorre l'evento, e sogna la fine del duro servir.Dividono i servi, dividon gli armenti: si posano insieme sui campi cruenti d'un volgo disperso che nome non.Le trombe minacciano il campo E ai vili tiranni non lasciano scampo.Tornate alle vostre superbe ruine, all'opre imbelli dell'arse officine, ai solchi bagnati di servo sudor.A torme, di terra passarono in terra, cantando giulive canzoni di guerra, ma i dolci castelli pensando nel cor: per valli petrose, per balzi dirotti, vegliaron nell'arme le gelide notti, membrando i fidati colloqui d'amor.Dai comodi scranni s'impipano molti Si tratti di leggi, si tratti di morti.


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